Testimonianze
Sono arrivato ad un punto della mia vicenda di giornalista (datato, roba da antiquario anzi da rigattiere), di nonno (sei nipotini, bypassati i figli), di tifoso del Toro (niente o poco più, e di nuovo troppa Juve), che per farmi spostare da Torino al posto dove in qualche modo si ricorda Giannetto Cimurri ci vorrebbe Giannetto Cimurri. Con i suoi messaggi e chissà se non anche con i suoi massaggi. Così mi affido allo scritto, ho cominciato a farlo in terza elemnatre, scrivendo per i compagni i temi in cambio di pastigliette alla menta (mi hanno evitato di fumare, che sempre siano lodate). E voglio ricordare, anzi cercare di ricordare perché mica sono bravo scrittore, il sorriso con cui Giannetto sempre mi accoglieva quando ci ritrovavamo in qualche posto del mondo a seguire un qualche evento di sport, il più delle volte ciclismo. Era un sorriso non soltanto gentile, non soltanto propizio allo scambio di confidenze, al mercatino di reciproci aggiornamenti, era anche e soprattutto un sorriso complice. Come si lui mi dicesse: senti, siamo di nuovo insieme per questi campioni, questi gregari, questi bravi ragazzi, anche questi gaglioffi, hanno molto, danno molto, vogliono tutto e quando lo avranno non daranno tutto. Come se lui mi dicesse: senti, chiedimi di costoro anche cose seriose sulla salute, sulla forma, sullo stato dei muscoli, ma sia chiaro che ci sono cose ben superiori, abbiamo avuto nella vita la fortuna di conoscerle e ce le teniamo strette. Come se lui mi dicesse: sì, un campionato del mondo, un'Olimpiade sonoc cose grandi, ma allora il lambrusco col parmigiano cosa è? Non gli ho mai detto che lo avevo capito e approvato in pieno, perchè la complicità era percepita, allora, non ufficializzatata come tento di fare adesso. Ma siccome ogni volta era lo stesso suo sorriso, so che ci capivamo, parlavamo la stessa lingua, anche se ognuno nel suo dialetto, anche perché ognuno nel suo dialetto
Gian Paolo Ormezzano-Tuttosport
Elegante, appassionato, sorridente, gentile, generoso. Un amico vero. Chiarino fa parte di un piccolo mondo ricco di emozioni e sentimento che conservo nel mio cuore, sapendo che non si materializzera' mai piu'. Perche' Chiarino non c'e' e perche' e' impossibile che, in questo ambiente, ci sia una persona come lui. Chiudo gli occhi e rivivo il piu' bel periodo della mia vita. Interviste, risate, trasferte soffertissime, le nostre scaramanzie, spesso inutili, gli sfoghi reciproci, la fissazione per il tennis, il desiderio di scendere in campo, di soffrire con il capitano e i giocatori. Mai una nota stonata, mai una polemica. A legarci, gli stessi principi, lo stesso rispetto per gli altri, lo stesso entusiasmo. Un entusiasmo fanciullesco che riempiva le nostre giornate. Retorica? No, questo per me era Chiarino e mi manca. Mi manca quel cespuglio di capelli bianchi (quei riccioli tranquilli, cosi' come tranquillo e sereno era lui). Mi manca la sua voce, mi mancano le tante parole d'amore che spendeva per Giuliana e Veronica, i suoi gioielli. Mi mancano i racconti legati alla sua infanzia. Storie fantastiche, come fantastico era lui. Personaggio di una favola triste,ma indimenticabile. Caro, carissimo Chiarino.
Donatella Scarnati-Rai
Quello che ricordo maggiormente di Giannetto Cimurri è il sorriso. Non l'ho mai visto senza. Eppure lavorava, e parecchio, ma quelli della sua generazione ignoravano una parola oggi quasi magica, stress,oppure facevano con tanta passione il loro lavoro che non sentivano la stanchezza. Stiamo parlando di un ciclismo lontanissimo e assai più umano,che Giannetto, ciclista mancato per via di una frattura al ginocchio, ha attraversato con discrezione, quasi in punta di piedi, pur avendo affiancato i più grandi dei tenori su due ruote. Affiancato significa aver curato i loro muscoli ma anche il loro spirito, questo fa la differenza tra masseur e soigneur. A un soigneur il corridore poteva raccontare i guai con la moglie, o chiedere come investire i quattrini, in un rapporto di fiducia ancora più stretto. Oggi il corridore ha più gente attorno (addetti stampa, preparatori) ma è più solo. Perchè di quelli come Giannetto Cimurri s'è perso la stampo. Diciamolo con un sorriso, che a lui piacerebbe, ma anche con molto rimpianto
Gianni Mura
Quattro anni correndo nel ricordo di Giannetto e Chiarino: da semplice gara, il memorial Cimurri si è trasformato in tradizione. Bella come tutte quelle che si legano alle persone di valore che ci hanno lasciato: fermarsi a ricordarle è un modo per sentirle ancora accanto. In questo caso, nessuno si è fermato: con la sua discreta fretta di crescere, il memorial è diventato la silenziosa colonna sonora che accompagna l’attesa della corsa. Non più avvenimento di un giorno, ma evento che dura tutto l’anno: perchè Giannetto e Chiarino sono con noi sempre.
Angelo Costa
Giunto al raduno di partenza d’una tappa del Giro, frequentavo, prima di tutto, il reparto riservato alle ammiraglie nel quale, tra biciclette, corridori e ruote, dieci volte su dieci mi imbattevo nella sorridente figurina di Giannetto Cimurri, l’uomo al quale era fondamentale fare ricorso per porsi con animo lieto verso la giornata in arrivo. Si parlava, ci si scambiava pensieri o solo sentimenti, oppure notizie o solo riflessioni sui corridori dei quali il popolare massaggiatore era una sorta di invisibile angelo custode. Li conosceva tutti e di tutti conosceva i pregi e i difetti salvo che spesso i difetti li segnalava all’amico per sottolineare la forza, qualche volta espressa male, del campione al quale a suo avviso andavano sempre perdonate tante cose.
Aveva ragione. Il suo modo di giudicare un corridore non era ispirato ad una paterna benevolenza ignara della realtà ma ad una conoscenza profonda di tutte le piaghe, anche le più riposte, dell’animo del ragazzo che gli affidava le gambe.
Il suo massaggio non era solo un massaggio. Era una sorta di seduta dallo psicologo, un viaggio sereno in un relax del fisico e dell’animo dal quale il corridore traeva grandissimo vantaggio, dopo la fatica, e una forza in più per l’ottimismo e le certezze che i pensieri di Giannetto, espressi tra una spalmata di olio e l’altra, gli suggerivano. E anche quei fugaci ma necessari incontri della mattina, al raduno di partenza delle tappe del Giro e del Tour, erano per me, giovane inviato, fonte di conoscenza e di sicurezza nel grande intreccio delle sfide e degli umori della carovana.
Sergio Neri- Bicisport
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